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Provincia di Carbonia Iglesias
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Assessorato Turismo
Sulcis Iglesiente


TREKKING CULTURALE. CAMBIO DI PROSPETTIVA.



Punto di Partenza: Sant'Antioco
Tappe intermedie: Giorno 1: Museo del Bisso; Basilica S.Antioco Martire e Catacombe; Grotta della Natività (G.Salidu); Museo Archeologico e Tofet. Giorno 2: trekking costiero a Barcaro, totem naturalistico, Is Praneddas, Mezzaluna, Portu de su Trigu, Tomba dei Giganti e Grutt'acqua
Punto di arrivo: Sant'Antioco
Difficoltà: media
Dislivello: 5-40 m s.l.m.
Lunghezza: 22 km (in auto e a piedi)
Durata: 2 giorni

  


Sull'Isola di Sant'Antioco cercando la naveta delle Baleari. Sardegna terra di nuraghi. Costruzione megalitica del II millennio a.C. dalla caratteristica torre tronco-conica di pietra, base circolare, struttura a tholos, oltre settemila censiti e sparsi ovunque, sulla sommità dei colli e nelle pianure. Secondo gli studiosi servivano ai nuragici - popolo di pastori erranti - per difendere il territorio e tenere così i loro pascoli liberi. A Sant'Antioco e nel Sulcis Iglesiente l'evidenza impone, necessariamente, un cambio di prospettiva. I nuraghi dell'Isola sono appesi agli scogli o sopra piccoli rilievi con vista panoramica sul Mediterraneo, così nel Golfo di Palmas e più su, lungo la costa occidentale sarda, a formare una straordinaria rete di comunicazione che sorvegliava "l'isola verde in mezzo al grande mare". Il navigante di 3200 anni fa non poteva certo passare inosservato e qualsiasi pericolo si presentasse all'orizzonte veniva segnalato grazie al fuoco (in accadico "NUR": luce, fuoco, forse fuoco sacro). Le prospettive attraverso le quali visitare e comprendere Sant'Antioco sono molte e legate ai popoli che di qui passarono: Nuragici, Fenici e Punici e poi ancora Romani, per seguire con Bizantini e Regni Giudicali, nel fantastico medioevo sardo, e ancora Saraceni, Spagnoli e Sabaudi. Il percorso proposto, da fare insieme a guide esperte, prende per mano il visitatore e lo accompagna lungo questo tragitto, sorprendentemente affascinante. Il primo giorno è dedicato alla scoperta dell'antica Sulky, uno dei principali siti fenici dell'Isola, la sua storia e il suo immenso patrimonio archeologico: la necropoli ipogeica di età punica, il tophet fenicio con urne cinerarie dall'VIII al II secolo a.C., la basilica dedicata al Santo Martire. É questa una delle chiese più antiche della Sardegna, risalente al 1102 e costruita dai monaci vittoriani su una preesistente chiesa paleocristiana del V secolo con impianto a croce greca. Nel transetto di destra si trova l'accesso alle catacombe, le uniche presenti in Sardegna che costituiscono una straordinaria testimonianza del cristianesimo delle origini. Costruite sfruttando preesistenti ipogei punici scavati nel calcare, presentano ancora resti di affreschi, loculi e fosse di epoca paleocristiana. Nella prima camera c'è l'altare- sarcofago dove furono trovate le reliquie di Sant'Antioco, che secondo la tradizione trascorse qui gli ultimi giorni della sua vita fino alla morte avvenuta nel 127 d.C. Gli ipogei di origine punica sono invece diventati rifugi, magazzini e abitazioni. La "Grotta della Natività", chiamata così dal maestro scultore Gianni Salidu, riunisce le opere su pietra dell'artista e racconta la vita de "Is Gruttaius", il ceto meno abbiente di Sant'Antioco che fino allo scorso secolo abitava qui. Al Museo del Bisso invece, l'incontro con l'unica tessitrice al mondo della nacchera di mare, e al Museo Archeologico Ferruccio Barreca si ammira un'ampia selezione dei materiali rinvenuti nelle varie campagne di scavo tenutesi nell'Isola, dalle origini dei primi insediamenti neolitici (III millennio a.C.) alle fasi tarde della romanizzazione, tra cui i due leoni in pietra calcarea e la protome leonina, a dimostrazione dell'influenza del mondo greco. Il secondo giorno un percorso in auto e in parte a piedi rivelerà altre interessanti prospettive. Nel 1803 Nelson scriveva dal Golfo di Palmas all'onorevole Lord Hobart: "Mio caro Signore, ...Dio sa che se ci fosse un'isola da possedere questa sarebbe la Sardegna, né Malta né nessun'altra. Essa é la più bella isola del Mediterraneo… Un po' stravagante questo popolo di pastori erranti che accompagna i propri morti con navicelle in bronzo, così precise nei dettagli che volendo si possono ricostruire a grandezza naturale. Che seppellisce i morti dentro tombe collettive, chiamate Tombe dei Giganti, costruite come le famose navetas…". Le Tombe dei Giganti sono costruzioni sepolcrali usate dai nuragici simili a barche rovesciate. La Naveta des Tudons è il monumento megalitico più conosciuto delle Isole Baleari, che risale all'età del bronzo e veniva utilizzato come tomba collettiva. Lo stesso Giovanni Lilliu, padre dell'Archeologia sarda, ne "La civiltà dei Sardi" definì stupefacente la somiglianza tra le case navetoidi del villaggio nuragico di Grutt'i Acqua - a Sant'Antioco - e la naveta di Cala Pì presso Lluchmajor nelle Baleari. Visitando questo imponente complesso nuragico, abbarbicato sull'altura che domina l'ampia e fertile pianura, sono ancora visibili i crolli di capanne dell'antico villaggio mentre poco a valle si trova l'antica vena sorgiva racchiusa in un tempio a pozzo dove in particolari occasioni venivano celebrati i riti sacri. Dalle Baleari a Sant'Antioco, quindi. E ancora storie, strade, civiltà che qui si sono incontrate. Tutto il resto è natura: un miraggio continuo di baie e cale rocciose, straordinari panorami, camminamenti sulla costa, affascinanti strapiombi e curiose forme di rocce, grotte e insenature, magiche scogliere come a Portu de su Trigu, Is Praneddas o Mezzaluna. Le miniere dei Fenici: La costante ricerca di metalli portò i Fenici assai lontano dalla loro terra: se argento e bronzo provenivano dalla Penisola Iberica, l'oro venne cercato anche in Africa, e per trovare ricchi giacimenti di stagno navi fenicie giunsero fino alla Bretagna e alla Cornovaglia. Più consistente fu comunque la penetrazione fenicia in Sardegna, le cui prime attestazioni risalgono all'VIII secolo con Tharros e Sulky. Sulky costituiva il principale luogo di imbarco delle abbondanti risorse minerarie della zona.


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