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Provincia di Carbonia Iglesias
Provincia di
Carbonia Iglesias
Assessorato Turismo
Sulcis Iglesiente


TREKKING STORICO IL VENTO DELLE MINIERE. UN SENTIERO SPETTACOLARE IN UN PAESAGGIO AI CONFINI DELLA REALTÀ



Difficoltà: media / alta
Dislivello: 420 m circa in salita e 390 m circa in discesa
Lunghezza: 26,9 km
Durata: 3 giorni
Punto di Partenza:  Nebida
Tappe intermedie: Giorno 1: Portu Banda, Porto Ferro, Porto Corallo, Masua, Porto Flavia. Giorno 2: Masua, Falesia del Castello dell'Iride, Pan di Zucchero, Canal Grande, Punta Cubedda, Porto Sciusciau, Cala Domestica. Giorno 3: Cala Domestica, Planu Sartu.
Punto di arrivo: Buggerru

Vietata la riproduzione totale o parziale senza esplicito consenso della Provincia di Carbonia Iglesias STL Sulcis Iglesiente.

  


Questo percorso da Nebida a Buggerru, attraversa uno dei tratti di costa sarda più belli e selvaggi e sorprende per la sua storia affascinante e per il suo paesaggio dai colori forti: l'azzurro del cielo terso, il bianco delle rocce che si affacciano con forme bizzarre sul litorale e si tuffano a picco nel mare blu indaco, verdi cespugli di macchia mediterranea che la natura impreziosisce di infinite sfumature a primavera, il nero dei cunicoli delle miniere e la luce accecante del sole appena usciti dalle gallerie. Qui potrete vedere - insieme ad una guida esperta - le insenature più belle del Mediterraneo, come le definiva Jacques Cousteau. E qui la natura ha scritto, nelle sue vene più profonde, la storia di questi luoghi. L'Iglesiente è, fin dall'antichità, preziosa fonte di minerali esportati in tutto il bacino del Mediterraneo dai Fenici, Romani, Pisani e Aragonesi. Secondo analisi di laboratorio, una parte del piombo di Pompei ed Ercolano proveniva dall'Iglesiente e già nel Medioevo i Pisani avevano indicato i metodi di uno sfruttamento su larga scala, come dimostrano le regole del famoso codice medievale del Villa di Chiesa - come i toscani chiamarono la città divenuta poi Iglesias sotto il controllo spagnolo. Dopo lo sfruttamento e la chiusura delle miniere nella metà del secolo scorso, questa terra riscopre il fascino della sua natura forte, di un paradiso poco popolato e poco conosciuto, dove i complessi minerari dismessi sono oggi parte integrante del territorio, e sono diventati dal 1998 territorio tutelato dall'Unesco e dal 2001 sede del primo Parco Geominerario nel mondo. Il primo giorno è dedicato al mare e alla natura. Si parte da Nebida e tra sterrati e camminamenti si arriva alla bella spiaggia di ciottoli di Portu Banda per proseguire lungo il sentiero e arrivare a Porto Ferro, piccolo approdo di pescatori. Attraverso un sistema di balconi erbosi scavati in diagonale negli scisti rossi si passa il costone d'erba che scende a Porto Corallo. Risalendo il sentiero e continuando verso l'interno si raggiungono le spiagge di Masua, piccoli lembi di sabbia candida ricamati da scogli e acque color cobalto. Proseguendo oltre la pineta si arriva al complesso minerario di Porto Flavia, la cui visita merita decisamente una sosta. Qui, nel 1924, fu realizzato uno dei più brillanti e innovativi sistemi di carico-scarico dei minerali attraverso un complesso sistema di gallerie sovrapposte e nastri trasportatori. Il miglior modo per concludere la giornata è con un bel tuffo rigenerante. Il secondo giorno il percorso si inerpica tra la costa selvaggia. Partendo da Masua ci si dirige tra ginepri e olivastri verso la Falesia del Castello dell'Iride e tra pendii ripidi ma suggestivi si fa sosta in un piccolo belvedere: un balconcino di inizio '900 realizzato per il trasporto di minerale e legname che serviva ad armare le gallerie. Quindi, eccoci di fronte al Pan di Zucchero isolotto calcareo di 133 metri. Da qui è un susseguirsi di canali e sentieri, punti panoramici e torrette di roccia che portano fino al punto superiore di Canal Grande e alla sua Cala. Vicino, la grotta trafora di Punta Cubedda, una delle rarità geologiche di questa parte della costa. Tutt'intorno le falesie si alzano per 200 metri a strapiombo sul mare e si possono osservare rari trilobiti, importanti fossili del periodo cambrico di 550 mila anni fa. Proseguendo verso nord continua lo spettacolo con la selvaggia Cala de Su Forru o Porto Sciusciau. L'ultima parte merita davvero tutta la fatica del viaggio: proseguendo tra ginepri che si tuffano in mare, passando sotto il ponticello della prima ferrovia elettrica sarda e camminando su antiche massicciate si arriva alla spiaggia di Cala Domestica: un candido arenile nascosto in fondo ad un fiordo che si apre nella falesia calcarea. Ancora una volta il passato minerario si impone: i vecchi ruderi ricordano che, fino agli anni '40, partivano da qui i minerali provenienti dalle miniere della zona; un piccolo tunnel scavato dai minatori porta alla piccola spiaggia La Caletta. Aspettare qui il tramonto è un'esperienza da condividere con pochi intimi. Il terzo giorno si riparte da Cala Domestica verso Planu Sartu, pianoro privo di vegetazione ad alto fusto, inerpicandosi tra piante di euforbie rosse e arancio e ruderi minerari. Dall'altopiano si può già vedere da lontano la bellissima e lunghissima spiaggia di S. Nicolò fino al porticciolo di Portixeddu e poi il lungo e stretto promontorio di Capo Pecora. Si prosegue per Buggerru, uno dei villaggi minerari meglio conservati dell'area e ancora oggi abitato. Il paese nacque a fine '800 come una piccola Parigi, con le società francesi e belghe che si trasferirono qui, dove c'erano i più grandi giacimenti di zinco d'Europa.


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